Questa collega ti fa un sesso che non immagini

Il Primo Turno Insieme

Fai l’extra nei bar della zona da un paio d’anni, weekend e serate quando serve manodopera in più, e conosci Federica il primo sabato di dicembre, chiamata anche lei per coprire un turno doppio in un locale del centro. Ha ventinove anni, sei anni più di te, capelli a caschetto scuri che le seguono il movimento della testa ogni volta che ride, e ride spesso, a voce alta, senza preoccuparsi di chi la sente. Vi mettono fianco a fianco al bancone e in due ore lavorate meglio di colleghi che si conoscono da anni.

Lei prende in giro i clienti più lenti a ordinare, tu la copri quando sbaglia una comanda, e alla fine del turno, mentre vi togliete il grembiule, ti dice che sei stato una scoperta piacevole per una serata che si aspettava noiosa. Vi scambiate il numero per organizzarvi meglio sui prossimi turni, tanto per lavoro, dice lei, ma il modo in cui te lo scrive sul telefono, con un’emoji e un “a presto” sottolineato due volte, ti fa capire che forse non è solo per lavoro.


I Cuoricini

I turni insieme sono sporadici, uno ogni due o tre settimane a seconda di dove serve gente, ma tra un turno e l’altro restate in contatto sui social. Federica commenta le tue storie quasi sempre, e dopo la seconda o terza volta che lavorate insieme cominciano ad arrivare i cuoricini: sotto una foto, sotto un video stupido, sotto niente in particolare. Tu ricambi, senza pensarci troppo, e in poco tempo diventa un rituale silenzioso che nessuno dei due commenta a voce.

Quando vi ritrovate al lavoro, il primo saluto è sempre più lungo del necessario: un abbraccio che si allunga di un paio di secondi oltre la normalità, un bacio sulla guancia che a un certo punto smette di essere veloce e diventa qualcosa che ti resta addosso per il resto del turno. Federica ti prende in giro per come arrossisci, tu neghi, lei ride e ti dà una gomitata scherzosa nelle costole mentre passa dietro al bancone a prendere il ghiaccio.


Gli Abbracci Che Durano Troppo

Passano i mesi e la confidenza cresce a ogni turno insieme, anche se restano pochi nell’arco dell’anno. Federica ti racconta della sua vita, di come fa l’extra in tre o quattro locali diversi per arrotondare, di un fidanzato lasciato l’anno prima che ancora ogni tanto le scrive, di quanto le piaccia questo lavoro proprio perché le fa conoscere gente nuova a ogni turno. Tu le racconti la tua vita da studente lavoratore, e lei ti ascolta con un’attenzione che nessuna delle tue amiche coetanee ti ha mai dato.

I saluti diventano un piccolo evento a sé: lei ti cerca tra la gente appena arriva, ti abbraccia stretta e ti bacia su entrambe le guance, a volte pericolosamente vicino all’angolo della bocca, e resta lì un secondo di troppo con il naso quasi nel tuo collo. “Mi sei mancato,” ti dice una sera di primavera, con un tono che non è più quello scherzoso delle prime volte. Tu non sai bene cosa risponderle, e finisci per abbracciarla ancora più forte.


Ti Aspetto Al Banco

Un venerdì di giugno scopri, per caso, che Federica fa l’extra anche in un locale vicino casa tua, uno stabilimento balneare con bar interno dove lavora ogni tanto nei weekend. Glielo scrivi in chat, mezzo scherzando, dicendo che un giorno passerai a farle un saluto mentre lavora. Lei ti risponde subito con tre cuoricini e un “ti aspetto, vieni davvero.” Il sabato dopo ci vai sul serio, verso mezzogiorno, con la scusa di una passeggiata sul lungomare.

La trovi dietro il bancone dello stabilimento, capelli raccolti male sotto un cappellino, che ti vede arrivare e le si illumina la faccia in un modo che non riesci a fingere di non notare. Ti offre un caffè, si prende cinque minuti di pausa per stare con te su uno sgabello, e ti chiede se hai già pranzato. Le dici di no, e lei ti guarda con un sorriso diverso da tutti quelli che le hai visto fare finora: “Vieni da me quando stacco, ti preparo qualcosa io.”


Vieni A Pranzo

Stacca all’una e mezza, e la segui fino a un piccolo appartamento a dieci minuti a piedi dallo stabilimento, al primo piano di una palazzina qualunque. Sembra tutto normale, quasi banale: lei che cucina della pasta veloce, tu seduto al tavolo della cucina a raccontarle di come è andata la settimana, lei che ride ancora di gusto alle tue battute mentre scola l’acqua. Non c’è niente, all’inizio, che faccia pensare a qualcosa di diverso da un pranzo tra colleghi diventati amici.

Mangiate parlando di tutto, del lavoro, dei turni futuri, di un viaggio che lei vorrebbe fare a fine estate. A un certo punto lei si alza per portare i piatti nel lavello, e passandoti dietro alla sedia ti appoggia una mano sulla spalla, ci resta più del necessario, poi scende lungo il braccio fino al polso. “Sai che mi piaci tanto?” ti dice piano, quasi sottovoce, come se lo dicesse più a se stessa che a te. Ti giri verso di lei e la trovi già vicinissima.


In Cucina

Ti alzi dalla sedia senza dire niente e la baci, prendendo l’iniziativa che lei ti ha lasciato aperta per mesi. Federica risponde subito, con una mano dietro la tua nuca che ti tira verso di sé, l’altra che ti stringe la maglietta all’altezza dei fianchi. Il bacio è famelico, diverso da tutti i baci sulla guancia di questi mesi, come se tutta quella tensione accumulata dovesse uscire tutta insieme. Ti spinge contro il frigorifero e ti morde il labbro inferiore.

Le sfili la maglietta leggera che indossa ancora dal turno, il reggiseno sportivo subito dopo, e le prendi il seno in bocca mentre lei ti apre i pantaloncini con le dita veloci, decise, quelle di chi ha già capito da tempo cosa vuole. Ti tira fuori il cazzo già duro e comincia a segartelo con il palmo, guardandoti negli occhi. “Non ci pensavo da mesi a questo,” ti dice, e ti bacia di nuovo, mordendoti la lingua piano.


Sul Divano

Ti tira per mano verso il piccolo salotto, ti fa sedere sul divano e ti si inginocchia davanti, sfilandoti del tutto i pantaloncini. Ti prende in bocca senza esitazioni, con una foga che non ti aspettavi da lei, muovendo la testa veloce mentre con una mano ti tiene le palle. Ogni tanto si stacca, ti guarda, ti dice quanto le piaci, poi torna giù a succhiare con più decisione. Le tieni i capelli scostati dalla faccia e fai fatica a durare a lungo.

La fermi prima di venire e la tiri su, sfilandole i pantaloncini corti e le mutandine in un movimento solo. È già bagnata quando ci passi le dita, e lei si stende sul divano aprendo le gambe senza vergogna. La lecchi piano, poi più veloce quando i suoi gemiti aumentano, e le infili due dita mentre le mordicchi il clitoride. Federica si aggrappa al cuscino dietro la testa e viene con un gemito lungo, le gambe che ti stringono la faccia.

Ti tira su verso di sé e ti guida dentro con una mano, gli occhi fissi nei tuoi mentre entri lentamente. Ti muovi piano all’inizio, poi più veloce quando lei comincia a spingere il bacino contro il tuo, le unghie che ti segnano la schiena. La giri di lato su un fianco, una gamba sollevata contro la tua spalla, ed entri con colpi più profondi, mentre lei ansima il tuo nome mischiato a parolacce che non ti aspettavi da una donna sempre così solare al lavoro.

Cambiate ancora posizione: lei sopra, a cavalcioni, le mani sul tuo petto, il ritmo tutto suo, gli occhi chiusi e la testa buttata indietro. Quando senti che stai per venire glielo dici, e lei si stacca in fretta, scendendo di nuovo con la bocca a finire quello che aveva iniziato, tenendoti fermo con una mano sui fianchi finché non vieni, con un gemito che non riesci a trattenere.


Il Silenzio Dopo

Restate sdraiati sul divano stretto, sudati, senza parlare per un paio di minuti, il fiato che torna piano normale. Federica ti passa una mano tra i capelli e ridacchia piano. “Adesso capisco perché arrossivi sempre,” ti dice, e ti dà un bacio leggero sulla fronte. Ti vesti con calma, lei resta in accappatoio a guardarti mentre raccogli i vestiti sparsi tra la cucina e il salotto, con un sorriso che non riesci del tutto a decifrare.

Ti accompagna alla porta e ti abbraccia forte, come agli ultimi turni, ma stavolta senza la scusa del saluto veloce. “Il prossimo turno insieme è tra due settimane,” ti dice, “vediamo se riesci ad aspettare fino ad allora.” Scendi le scale con il telefono già in mano, e prima ancora di arrivare in strada ti arriva un messaggio suo: un cuoricino, come sempre, seguito da una frase nuova che non ti aveva mai scritto prima. “A presto, davvero.”

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