Ho vinto: Scopro solo dopo che era un succosissimo transone

La Terrazza

Sei fuori a fumare sulla terrazza del locale, verso l’una di notte, quando la vedi appoggiata alla ringhiera dall’altra parte. Capelli lunghi neri, vestito aderente corto, gambe lunghissime su un paio di tacchi che sembrano fatti apposta per farti perdere la testa. Ti colpisce subito, a pelle, prima ancora che ti giri per guardarla meglio: un tipo di attrazione fulminea che non ti capita spesso, di quelle che ti fanno dimenticare la sigaretta a metà.

Ti avvicini con la scusa dell’accendino, anche se il tuo funziona benissimo. Lei se ne accorge, sorride e accetta il gioco senza farti sudare troppo. Si chiama Vanessa, voce calda, un filo più bassa del previsto ma niente che ti faccia drizzare le antenne. Parlate del locale, della musica dentro, di quanto sia stronzo il buttafuori all’ingresso. Ridi con lei più di quanto ridi di solito con una sconosciuta, e lei ti guarda come se stesse valutando qualcosa.


Il Taxi

Il locale chiude, o forse chiudete voi due il discorso decidendo di andarvene prima. Le proponi un taxi condiviso, tanto abitate dalla stessa parte della città, dice lei, anche se non hai idea se sia vero o solo una scusa buona quanto il tuo accendino. Sali con lei, il tassista che parte senza fare domande, e nel buio dell’abitacolo la mano di Vanessa finisce sulla tua coscia, decisa, senza tanti giri di parole.

“Ti va di salire da me per un bicchiere?” ti chiede, e il modo in cui te lo dice non lascia molti dubbi su cosa significhi davvero “un bicchiere”. Rispondi di sì prima ancora di finire di pensarci. Il tassista vi lascia sotto un palazzo anonimo, lei paga senza farti tirare fuori il portafoglio, e ti trascina per mano su per due rampe di scale, ridendo di qualcosa che non hai capito bene.


A Casa Sua

Appena la porta si chiude ti bacia, subito, senza passare dal bicchiere promesso in taxi. Ha un sapore di gin e sigarette, le labbra morbide, e tu rispondi subito con le mani sui suoi fianchi, che senti pieni e sodi sotto il vestito. Ti spinge contro il muro dell’ingresso, ti sfila la giacca dalle spalle lasciandola cadere a terra, e tu le abbassi la zip del vestito sulla schiena, curioso di vedere cosa c’è sotto.

Il vestito scivola giù e resti a guardarla in reggiseno e slip di pizzo nero, un corpo che ti fa venire la bocca secca: seno pieno, fianchi larghi, pelle liscia. Ti avvicini per toglierle il reggiseno e lei ti ferma un secondo la mano, ti guarda dritto negli occhi. “C’è una cosa che devi sapere prima di continuare”, dice, e ti mette la mano sul rigonfiamento evidente dentro gli slip. “Sono trans. Se per te è un problema, lo capisco e ti chiamo un taxi adesso.”


Meglio Così

Ci metti un secondo a processarlo, e in quel secondo capisci che non solo non è un problema, è esattamente il contrario. Le prendi la mano che tiene ancora ferma sulla sua e la spingi tu stesso più a fondo dentro gli slip, sentendo quanto è già gonfia sotto la stoffa. “Se avessi saputo che era una lotteria”, le dici, “avrei giocato prima.” Lei ride, sorpresa dalla reazione, e ti bacia ancora più forte di prima, con qualcosa in più adesso, come se si fosse tolta un peso.

Ti toglie la maglietta da sopra la testa mentre tu le sfili il reggiseno, scoprendo un seno pieno che ti riempie perfettamente le mani. Le succhi un capezzolo mentre con le dita le abbassi gli slip, e finalmente la vedi tutta intera: bella, femminile, con un cazzo grosso e duro che smentisce ogni centimetro morbido del resto del suo corpo. Ti inginocchi senza pensarci due volte e lo prendi in bocca, curioso, affamato, deciso a scoprire ogni centimetro di questa sorpresa.


In Ginocchio

Lo succhi lento all’inizio, poi più deciso quando senti che a lei piace da matti, la testa buttata indietro contro la porta, una mano tra i tuoi capelli a guidarti il ritmo. È grosso, più di quanto ti aspettassi anche dal rigonfiamento del vestito, e ti ci metti d’impegno, alternando bocca e mano mentre con l’altra le accarezzi il culo pieno e sodo. Vanessa geme senza freni, parole sconnesse che ti dicono quanto le piace quello che stai facendo.

“Ti va di venire di là?” ti chiede a un certo punto, tirandoti su per mano verso la camera da letto. Ti spogli completamente mentre lei si stende sul letto, e ti mostra senza pudore quello che vuole: ti fa cenno di avvicinarti, ti prende in mano il cazzo già durissimo e comincia a leccarlo con la stessa fame con cui l’hai succhiata tu poco prima, senza smettere di guardarti dritto negli occhi mentre lo fa.


Sul Letto

Ti fermi prima di venire e la stendi sulla schiena, aprendole le gambe. La lecchi tra le cosce, trovando la stessa bagnatura di qualsiasi altra donna che hai avuto prima, e lei si contorce sul letto mentre continua a tenersi il proprio cazzo, segandoselo piano al ritmo della tua lingua. Le infili due dita mentre continui a leccarla, e la senti stringersi intorno a te, gemendo il tuo nome anche se glielo hai detto solo un’ora prima in terrazza.

Ti alzi e ti metti tra le sue gambe, entrando piano all’inizio, poi con più decisione quando senti che è pronta a prendersi tutto. È stretta, calda, esattamente come volevi che fosse, e mentre la scopi lei continua a segarsi il proprio cazzo, i due ritmi che si sincronizzano senza che nessuno dei due li debba correggere. “Più forte”, ti dice, e tu acceleri, tenendole le gambe aperte con le mani sulle ginocchia.


Il Cambio

La giri a pancia in giù, e lei si mette a quattro zampe senza bisogno di istruzioni, guardandoti da sopra la spalla mentre rientri dentro di lei con un colpo secco. Le afferri i fianchi e spingi forte, il rumore dei corpi che sbattono che riempie la camera insieme ai suoi gemiti, sempre più alti, sempre meno controllati. Allunghi una mano sotto di lei e trovi il suo cazzo ancora durissimo, cominciando a segarglielo allo stesso ritmo delle tue spinte.

“Sto per venire,” ti avvisa lei con la voce rotta, e pochi secondi dopo la senti venire tra le tue dita, sporcandoti la mano e le lenzuola sotto di voi, mentre il suo culo si stringe intorno a te in contrazioni che ti fanno perdere il controllo quasi subito. Ti sfili appena in tempo e finisci sulla sua schiena, il fiato corto, le gambe che ti tremano leggermente mentre resti appoggiato a lei per qualche secondo.


Il Mattino Dopo

Vi addormentate senza pulirvi granché, troppo sfiniti per pensare a qualcosa che non sia dormire. Ti svegli tardi, il sole già alto dietro le tende chiuse, e la trovi già sveglia a guardarti, la testa appoggiata su un braccio. “Pensavo te ne fossi già andato di nascosto,” ti dice, mezzo scherzando, mezzo no. Le rispondi che non avresti mai lasciato una sorpresa così bella senza almeno un caffè, e lei ride, alzandosi per andare in cucina completamente nuda, senza nessun imbarazzo.

Fai colazione insieme al tavolo della sua cucina, gambe intrecciate sotto il tavolo, e prima che tu esca lei ti prende il telefono dalle mani e si salva il numero da sola, scrivendo il proprio nome con un’emoji che non ti sta a spiegare. “La prossima volta,” ti dice sulla porta, baciandoti piano, “ti faccio vedere cosa so fare io quando sono io a scoparti.” Scendi le scale con un sorriso che non riesci a togliere dalla faccia, e non vedi l’ora di scoprire cosa intendesse.

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