Due Settimane Dopo
Ci pensi tutta la settimana, esattamente come sapevi che sarebbe successo. Il pezzo di cartone con il numero di Rik resta in tasca della giacca fino al giovedì, quando finalmente gli scrivi. Risponde in due minuti: “Sabato, stessa ora, stessa stanza.” Nessun preambolo, nessuna domanda su come stai. Ti va bene così. Questa volta ci vai da sola, senza l’amica del concerto, con la scusa già pronta per lei: “esco con altre persone.”
Arrivi al cancello del centro sociale che è già buio, la musica dal cortile più bassa del solito, un dj set invece del concerto. Rik ti aspetta vicino all’ingresso, ti bacia sulla bocca come se vi conosceste da mesi, non da una sola serata. “Sei venuta”, dice, quasi sorpreso. “Te l’avevo detto che ci avrei pensato”, rispondi, e lui ride, prendendoti per mano verso il corridoio interno.
La Stanza È Più Piena
Questa volta la stanza sul retro non ha solo tre persone: ce ne sono sei, sparse tra due materassi uniti, luce rossa più bassa di prima, musica che filtra appena dal corridoio. Riconosci la ragazza mora dall’ultima volta, che ti sorride e ti fa cenno di avvicinarti. Gli altri sono facce nuove: due uomini che non hai mai visto, una ragazza bionda seduta sulle gambe di uno di loro, e la seconda ragazza di due settimane fa, già mezza spogliata.
“Ricordavo che eri brava con la lingua”, dice la mora, tirandoti per un polso verso il materasso. Ridi e la lasci fare. Rik si toglie la maglietta dietro di te, senza fretta, come se sapesse già che questa sera non ha bisogno di correre. Nessuno chiede il tuo nome, nessuno fa presentazioni formali. Sei già dentro il gioco nel momento in cui varchi la porta, e lo sanno tutti.
Comando Io
La mora ti spinge piano sul materasso e si mette sopra di te, gamba tra le tue, strusciandosi lenta mentre ti bacia il collo. “Stasera comando io,” ti sussurra all’orecchio, “e tu fai quello che ti dico.” Annuisci, e lei ti sorride soddisfatta, come se avesse già capito che avresti detto di sì. Ti sfila il vestito da sopra la testa in un solo gesto, senza slacciare niente, e ti ritrovi nuda in mezzo alla stanza mentre gli altri vi guardano.
“Rik, vieni qui,” dice lei senza staccarsi da te, “fatti mettere in bocca da lei mentre io mi diverto.” Rik obbedisce subito, si mette in ginocchio accanto alla tua testa e tu lo prendi in bocca senza farti pregare, mentre la mora scende con la lingua tra le tue gambe, decisa, sicura di quello che vuole. I due uomini nuovi si avvicinano al materasso, uno dei due comincia a toccarti un seno mentre l’altro bacia la ragazza bionda a due passi da te.
Sei Corpi, Un Ritmo
La stanza intera si muove insieme, un corpo attaccato all’altro senza uno schema fisso. Vieni contro la bocca della mora con un gemito che Rik soffoca in parte spingendosi più a fondo nella tua bocca. Lei risale, ti bacia, ti fa sentire il tuo stesso sapore sulla sua lingua, poi si sposta di lato per lasciarti spazio. Uno dei due uomini nuovi, tatuato fino ai gomiti, ti si mette dietro senza chiedere, ti solleva un fianco ed entra piano, poi sempre più deciso.
Rik si stacca dalla tua bocca giusto in tempo, si sposta a guardare, una mano sul proprio cazzo mentre osserva l’altro scoparti. “Guardala”, dice qualcuno dall’altra parte della stanza, e capisci che l’attenzione, per qualche minuto, è tutta su di te. Non ti dispiace affatto. L’uomo dietro accelera, ti tira i capelli con delicatezza calcolata, e tu spingi indietro il bacino per prendertelo tutto, senza vergogna, senza pensarci due volte.
Passata Di Mano In Mano
Quando l’uomo tatuato rallenta, sfinito, la mora ti tira verso di sé e ti fa sedere sulle sue gambe, la schiena contro il suo petto, mentre Rik si mette davanti e ti entra dentro guardandoti negli occhi. Sei incastrata tra due corpi, le mani della mora che ti stringono i seni da dietro, quelle di Rik sui tuoi fianchi mentre spinge lento, poi più veloce. La ragazza bionda, poco distante, viene con un gemito acuto che si mescola al resto della stanza.
Il secondo uomo nuovo, fino a quel momento in disparte, si avvicina e ti offre il cazzo davanti alla bocca senza dire niente, solo un cenno con la testa. Lo prendi, e per qualche minuto sei al centro di tre corpi diversi contemporaneamente, ognuno con un ritmo suo che si intreccia agli altri due. Non riesci più a distinguere di chi sia ogni singola mano addosso a te, e smetti di provarci.
Vengono Tutti Insieme
Rik viene per primo, tirandosi fuori e finendo sul tuo ventre con un gemito basso. Il ritmo nella stanza accelera come se fosse un segnale per tutti: il secondo uomo si stacca dalla tua bocca e finisce sul cuscino accanto a te, la mora dietro di te si struscia contro la tua schiena fino a venire con un lungo respiro trattenuto, e l’uomo tatuato, ripresosi, finisce di scoparti da davanti fino a farti venire una terza volta, stringendoti i fianchi con forza.
Restate tutti e sei sparsi sul materasso, sudati, intrecciati, senza fretta di separarvi. Qualcuno accende di nuovo una sigaretta, la fa girare come l’ultima volta, e stavolta la mora ti passa un dito sul labbro, raccogliendo qualcosa che le fa piacere farti assaggiare. La luce rossa della lampada sembra ancora più bassa adesso, o forse sei solo tu che fatichi a tenere gli occhi aperti.
Il Prossimo Sabato
Ti rivesti insieme agli altri, in un silenzio complice diverso da quello imbarazzato che ti aspetteresti. Rik ti accompagna fino al cancello, ti bacia piano, diverso dal bacio famelico di due settimane fa, quasi tenero. “La mora si chiama Vera”, ti dice, “chiede sempre di te quando organizziamo la serata.” Ridi, sorpresa che tu sia già diventata un nome ricorrente in una stanza che hai visto solo due volte.
Prima che tu esca dal cancello, Rik ti passa il telefono aperto su un gruppo privato, decine di nomi e un’icona rossa. “Se vuoi entrare in pianta stabile”, dice, “il prossimo sabato si replica, ma stavolta la stanza la scegli tu.” Guardi lo schermo, il pollice sospeso sul pulsante per unirti al gruppo, e non sai ancora se premerlo lì per lì o aspettare di arrivare a casa per decidere con calma.








