La zia porcona del mio amico: Adesso sono suo zio

Il Pranzo

Marco è un mio amico dall’adolescenza. Lavorava in un’altra regione per l’azienda che lo aveva spostato di sede, e un fine settimana di primavera del 2016 torna a casa per qualche giorno e mi invita a pranzo dai suoi il sabato. Abbiamo tutti e due ventisette anni: lui dipendente, io lavoratore autonomo con un incarico nel sindacato di categoria. La sera spesso mi porto le pratiche a casa e lavoro al computer fino a tardi.

A tavola dai genitori di Marco c’è anche una coppia: lo zio, fratello di sua madre, e la moglie Daniela, quarant’anni, lui due o tre di più. Daniela fa la commessa part-time la mattina in un centro commerciale, il marito Stefano lavora fuori per un’impresa con più cantieri e rientra un venerdì sì e uno no, ripartendo il lunedì. Hanno due figli all’università fuori sede. Durante il pranzo si parla di una pratica burocratica che i due devono avviare, per cui cercano un professionista.


Il Favore

Non è il mio campo, ma ho gli strumenti e in associazione posso farmi aiutare da qualcuno più preparato, così mi offro. Chiedo a Daniela e Stefano di mandarmi tutti i dati per email e ci scambiamo i numeri. Il lunedì ricevo la mail con le informazioni, lavoro la pratica per due giorni e il mercoledì spedisco tutto. Poco dopo mi arriva un messaggio di Daniela: “Grazie mille, quanto ti dobbiamo per il disturbo?”

Rispondo che non mi devono niente, che non rientra nel mio lavoro e che l’ho fatto volentieri perché sono gli zii di Marco, e che per qualsiasi cosa possono chiedere. Due giorni dopo, nel pomeriggio, Daniela mi scrive di nuovo: le farebbe piacere passare in serata a lasciarmi un pensiero di ringraziamento, tanto va spesso dai suoi genitori e io abito quasi sulla strada, con una piccola deviazione. Le dico che può passare, ma che non serve.


La Bottiglia di Vino

Verso le sette suona il campanello. È Daniela, con in mano una bottiglia di vino rosso. Alta sull’uno e settanta, capelli castano scuro, occhi neri, occhiali da vista, corpo asciutto con un paio di chili in più che le stanno bene, seno di una terza abbondante e alto. Pantaloni blu, felpa beige, trucco leggero. Vestita sobria, ma è una bella donna, con un bel culo e le gambe lunghe. La ringrazio, lei dice che è un piacere anche per loro.

Parliamo un po’ della pratica e del fatto che quasi di sicuro chiederanno delle integrazioni di documenti. È tardi e sto per ordinarmi una pizza, così le chiedo se le va di restare a cena e farmi compagnia. Dopo un po’ di titubanza accetta, a patto che smetta di chiamarla “signora Daniela” e le dia del tu. Ordino anche per lei.

Mentre aspettiamo le pizze le squilla il telefono: è Stefano. Lei risponde e la sento dire che è stata dai suoi, che è passata a lasciarmi il vino e che è appena rientrata a casa a prepararsi qualcosa. Quando chiude è imbarazzata: le scoccia dire al marito che si è fermata a cena, non c’è niente di male ma non vuole che si faccia pensieri. Mangiamo, lei beve una Coca perché deve guidare, e scherziamo sul fatto che le do del tu e del lei a caso.

Dice che con tredici anni di differenza non può essere mia madre, al massimo una zia, e sulla battuta ci ridiamo su tutta la sera. Racconta che escono solo con un paio di coppie di amici e una cugina sposata, il sabato, a rotazione nelle case. Mentre aspetta il caffè mi chiede di non dire a nessuno che si è fermata, per non far nascere chiacchiere: non ha mai tradito il marito e non ha intenzione di farlo, vuole solo evitare equivoci. Le rispondo che è una bella donna, che rispetto il fatto che sia sposata e che resta un segreto tra noi.


Caro Nipote

Dopo il caffè va via con un bacio sulla guancia. Mezz’ora dopo mi scrive per ringraziarmi della serata e darmi la buonanotte. Le rispondo che è stato un piacere e che può tornare quando vuole, resta tra noi. La mattina dopo mi arriva: “Buongiorno caro nipote”. Io: “Buongiorno zietta”. La sera la buonanotte, e così ogni giorno fino al giovedì.

Dal venerdì silenzio: è arrivato Stefano per il fine settimana. Il lunedì riprendono i messaggi, fino al giovedì, quando mi chiama per dirmi che è arrivata la mail con la richiesta di integrazione documenti, e mi spiega che il silenzio del weekend era per via del marito in casa. Le propongo di venire il venerdì pomeriggio a sistemare le carte e restare a cena. Accetta: con me si sente a suo agio, le piace la mia compagnia, dice che la faccio ridere.


Anche Quando Non Avrei Dovuto

Venerdì pomeriggio arriva vestita diversamente: gonna sotto il ginocchio, camicetta, coprispalle. Sempre sobria ma più curata, trucco leggero. Bacio sulla guancia, finiamo di inviare i documenti e preparo della pasta. Mentre cucino mi chiede: “Il fine settimana scorso mi hai pensato?” Le rispondo che sì, mi ero abituato ai suoi buongiorno e buonanotte, ma che non deve dirlo a nessuno, fa parte dei segreti. Lei sorride.

A tavola le rigiro la domanda: “E tu mi hai pensato?” Lei, un po’ imbarazzata: “Sì, certo. Anche quando non avrei dovuto.” Capisco subito a quali momenti si riferisce: quelli passati a letto con il marito tornato per il weekend. Non voglio fare una figura di merda, è la zia di un amico, quindi cambio discorso apposta e lascio che sia lei a muoversi. Dopo cena va via con il solito bacio sulla guancia.

Da quel momento Daniela mi intriga sempre di più. Quando ci penso mi sale l’eccitazione, me la immagino vestita sexy o in vestaglia a casa sua. Decido di buttare qualche esca e vedere fin dove si spinge. Il giorno dopo, come al solito, arriva il suo buongiorno e ricominciamo a scriverci. Un pomeriggio mi manda: “Ciao, che fai?” Le dico che sono al computer a chattare con un cugino che vive fuori. Lei: “Non sono pratica, come si entra in chat? Così ogni tanto ci parliamo.”


La Webcam Aperta

La chiamo e le spiego come fare. Entra. Mi racconta che è stata dalla parrucchiera e io le dico che sono curioso di vedere il taglio, così la convinco ad aprire la webcam in un’altra finestra. Capelli mossi, accorciati di poco. Un minuto di video, poi torniamo a scrivere. Solo che lei, poco pratica, la webcam la lascia aperta. Io continuo a scriverle e intanto la vedo: camicia panna, il viso e il busto.

Azzardo e le scrivo che anch’io la penso quando non dovrei, e parte un botta e risposta. Lei: “Ah sì? E quando non dovresti, mentre cucini?” Io: “No. Segreto.” Lei: “Può essere un segreto tra noi, adesso sono curiosa.” Le propongo lo scambio: io dico i miei momenti, lei dice i suoi. Lei accetta ma premette che sono solo fantasie e che oltre non andrebbe.

Le chiedo se mi ha pensato mentre faceva l’amore con il marito. “Indovinato.” Le chiedo se le è dispiaciuto o piaciuto. Scrive che si è eccitata più del solito, un po’ in colpa, cercava di non pensarci e il pensiero tornava e si eccitava di più, pur sapendo che era con suo marito. Le chiedo se immaginava di farlo con me. Dopo una pausa: “Sì. Ma tu non mi hai ancora detto.”

Sulla webcam vedo il viso arrossato, il labbro inferiore mordicchiato, lo sguardo molle. Le scrivo che quando la pensavo mi eccitavo e mi facevo una sega. La vedo aprire un altro bottone della camicetta, due erano già aperti, e accarezzarsi il collo e il petto. “E sei venuto pensando a me?” “Sì.” Silenzio, e intanto in video si accarezza il seno infilando le dita sotto il reggiseno.

Le chiedo se ci è rimasta male, perché tace. “Non me l’aspettavo, un po’ mi imbarazza e un po’ mi lusinga.” Poi lei: “A te che effetto fa sapere che ti ho pensato in quei momenti?” Le rispondo che lo trovo eccitante e che mi fa piacere che si confidi, e le chiedo in quali momenti esatti: mentre si baciavano, mentre era dentro di lei, in che posizioni. “Ne vuoi sapere di cose, porcellino.”

Le chiedo se lo fa mentre il marito la lecca. “Lui non lo fa mai, mi tocca solo con le dita mentre mi bacia.” Le chiedo se anche lei si limita alla mano. “No, non solo.” Sulla webcam intanto si è slacciata il reggiseno, ma vedo solo il viso e la parte alta del seno, spero in un movimento che scopra i capezzoli e non arriva. Si accarezza, fa smorfie con la faccia rossa. Io mi masturbo e passo dalla chat al video, immaginando la sua bocca sul mio cazzo.


Il Regalo di Compleanno

Nei giorni dopo continuiamo a scriverci e diventa abitudine che passi due o tre volte a settimana nel tardo pomeriggio. Dice che le piace vedermi lavorare al computer. Oltre a qualche battuta non si va oltre. Scopro che con il marito, a letto, si limitano ai gemiti, “ah sì così”, e basta. Aspetto che sia lei a fare il primo passo, o almeno un segnale chiaro, senza sbilanciarmi e senza rovinare tutto.

Arriva il 12 aprile, il mio compleanno, lei non lo sa. È un lunedì, il marito è ripartito la mattina presto. Nel pomeriggio mi scrive: “Posso passare più tardi?” “Certo.” Suona il campanello mentre sono al telefono con una cugina che chiama per gli auguri. Daniela capisce ed è dispiaciuta che non gliel’abbia detto prima, le sarebbe piaciuto fare un regalo. Le dico che basta la sua presenza e, scherzando, che al massimo può regalarmi uno spogliarello. Lei fa una pernacchia e ride.

Resta tre quarti d’ora. Mentre sistemo le tazzine nell’angolo cottura mi dice che sta andando e che devo promettere di stare buono e tenere le mani a posto. La guardo senza capire e le dico di sì. Lei si avvicina, mi dà il solito bacio sulla guancia, va verso la porta, si sbottona la camicetta e abbassa il reggiseno tirando fuori le tette. Due capezzoli con l’areola scura e larga. Sguardo basso, pochi secondi, si ricompone, apre la porta e se ne va. La sera mi faccio una sega ripensandoci.


Ho Fatto una Cazzata

Due giorni dopo torna, sembra imbarazzata. Sto al computer e faccio finta di lavorare, lei sul divano. La ringrazio del regalo e le dico che la sera stessa mi sono fatto una sega pensando alle sue tette. Le chiedo se si è eccitata anche lei a farlo e se si è masturbata. Non risponde. La vedo arrossire, le labbra che si gonfiano, lo sguardo molle: si sta eccitando, ma sta zitta.

Provo ad approfittarne e le chiedo se ha voglia di toccarsi adesso, visto che è evidente che è eccitata. Si alza e va via senza rispondere. Mi dico che ho fatto una cazzata. Aspetto un messaggio che non arriva. La domenica le mando la buonanotte, niente. Ormai sono convinto di aver rovinato tutto. Il mercoledì pomeriggio mi scrive: “Posso passare?” Io: “Certo, lo sai che puoi.”


Torna

Se ha deciso di tornare dopo quel silenzio, sa che può succedere qualcosa. Poco prima delle sei suona. Mi metto al computer come se stessi finendo un lavoro. Lei entra, saluta, si siede sul divano. Guarda me e poi intorno, nervosa, tra l’imbarazzo e l’impazienza. Spengo il computer, mi alzo e le dico: “Daniela, come mai sei tornata dopo tutto questo silenzio?” Non risponde.

Mi avvicino, mi inginocchio davanti a lei e appoggio le mani sulle sue ginocchia. “Che fai?” Le dico che può fermarmi quando vuole. Le allargo le gambe con una spinta leggera, le accarezzo dall’esterno verso l’interno delle cosce, poi salgo. Lei ansima, nervosa, ma si lascia fare. Faccio per sfilarle le mutandine e dice a voce bassa: “Non si scopa, e niente bocca.” Le rispondo: “Va bene.”


Non Si Scopa, Niente Bocca

Comincio a baciarle l’interno delle cosce e salgo fino alla fica. La lecco piano, è già bagnata, le labbra si aprono sotto la lingua. Passo al clitoride e dopo un po’ le infilo un dito, poi due. Alzo lo sguardo: ha gli occhi socchiusi, ansima e si contorce sul divano. Mi sbottono i pantaloni, tiro fuori il cazzo e mi masturbo lento senza smettere di leccarla. Viene con un orgasmo, le gambe che si stringono intorno alla mia testa.

A quel punto mi alzo e le metto il cazzo davanti alla faccia. Con lo sguardo basso lo prende in mano e comincia a muoverlo piano. Io la guardo, lei non alza gli occhi, fissa l’asta, ogni tanto le esce la punta della lingua tra le labbra. Le accarezzo la nuca e il collo. Provo a toccarle il seno e lei mi sposta la mano. Sto in piedi davanti a lei seduta, che continua a segarmelo con la faccia a un palmo.

Dopo un po’ le chiedo: “Hai voglia di prenderlo in bocca?” Senza rispondere avvicina la bocca e tira fuori la lingua. Comincia con una leccata sulla cappella, poi i primi contatti con le labbra, lo sguardo sempre basso. Dopo qualche bacio se lo infila in bocca e muove la lingua, calda. Comincio a dirle: “Brava, muovi ancora la lingua così, lo succhi proprio bene.” Lei zitta, continua.

Senza farle staccare la bocca mi siedo di fianco a lei, così le accarezzo il culo e le infilo un dito nella fica fradicia. Il ritmo è lento. A un certo punto alza lo sguardo: “Non venirmi in bocca, avvisami prima.” “Va bene. Ti piace il cazzo?” Silenzio, ma dopo la domanda sento la fica fremere e bagnarsi di più. “Allora? Non rispondi? Ti piace il cazzo?” Fa segno di sì con la testa.

Le dico di lasciarsi andare, che usare anche la voce aumenta il piacere, e che si bagna tantissimo quando le parlo. Le infilo due dita e ripeto: “Ti piace il cazzo?” Stacca un secondo e sibila un sì senza alzare lo sguardo. “Sì cosa?” “Sì, mi piace.” “Ti piace cosa?” e accelero le dita. “Mi piace il tuo cazzo.” “Sei bravissima con la bocca,” e lei sbrodola sul divano.

La fermo: “Aspetta, se continui così ti vengo in bocca, voglio leccarti ancora un po’.” Torno tra le sue gambe e riprendo a leccarle la fica. Riprovo ad allungare una mano sul seno e appena sente il contatto me la sposta di nuovo. Dopo un po’ mi rialzo: “Voglio accarezzarti il clitoride con la punta.” Lei ansima. Comincio a strusciarle la cappella tra le labbra della fica.


Ti Stai Scopando da Sola

Lei si contorce e spinge il bacino in avanti, infilandoselo dentro da sola. “No, Simone, ti avevo detto che non si scopava.” Io sono fermo, si muove solo lei. Penso che sta facendo tutto lei e vuole pure discolparsi. Le dico: “Daniela, ti stai scopando da sola, io sono fermo e ti muovi solo tu.” Lei mi si aggrappa e cominciamo a scopare davvero. Abbasso la testa e le lecco i capezzoli.

Dopo pochi minuti sto per venire e l’avviso. Mi sfilo e le vengo sul ventre, tutto sulla pancia. Lei fa un “Ufff”, come se si fosse già pentita. Si alza, va in bagno a lavarsi. Quando esce si riveste, prende la borsa e mi saluta evitando il mio sguardo. Il buongiorno del mattino dopo non arriva. Passano due giorni di silenzio, poi il telefono vibra nel pomeriggio: è lei.

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