La tipa arrapata in discoteca e lo scopatore sconosciuto

Il Terzo Bicchiere

Giulia pensa che se lui non arriva muore lì, sullo sgabello. E se ordina un’altra Caipiroska cade di sicuro: il barista probabilmente si rifiuterebbe pure di prepararla. Ne ha già bevute tre in un’ora e si vergogna a raschiare il ghiaccio pestato con la cannuccia, tirando su gli ultimi sorsi. Ha ventitré anni, un vestito nero corto e le gambe che non risponderebbero se provasse ad alzarsi. Lui, intanto, non è ancora arrivato.

Le sue amiche ballano scatenate in pista, si divertono come pazze, ma Giulia non ha nessuna voglia di muoversi. Con tutto quell’alcol in corpo non arriverebbe alla pista tutta intera e in piedi. Fissa l’ingresso del disco-pub e aspetta un uomo di cui non sa nemmeno il nome. Sa solo che una settimana fa, in quello stesso locale, l’ha baciata contro il muro e poi se l’è portata in bagno.


Una Settimana Prima

Di quella sera Giulia ricorda a pezzi. Il primo bacio, avvolgente, che l’ha lasciata a bocca aperta. Le mani di lui addosso, prima contro il muro in un angolo, poi la mano che la tira per il polso lungo il corridoio. Ricorda i baci sul collo scoperto, le sue dita sotto la gonna, e se stessa già bagnata che ne vuole di più. Ricorda di avergli aperto la cintura e di essersi chinata per prenderglielo in bocca.

Lui non gliel’ha permesso. L’ha fatta sedere sul bordo del lavabo del bagno degli uomini, le ha aperto le gambe ed è entrato lì, in piedi, spingendo forte mentre lei si teneva allo specchio. È durata poco e l’ha fatta venire lo stesso. Poi si è ricomposta alla bella meglio, è uscita, e le amiche l’hanno trascinata a casa: “Che ci facevi nel bagno degli uomini? Andiamo, è tardi.” Ubriaca com’era, non ha salutato, non ha chiesto il numero.


La Falsa Visione

Adesso è tornata in quel locale apposta, ha trascinato le amiche a ogni costo, e sta lì con l’occhio fisso sulla porta a sperare che lui rifaccia la stessa serata. Il barista la guarda male, come si guarda una che ha bevuto troppo. Poi, di colpo, Giulia lo vede: entra, si toglie il cappotto scuro, e la folla se lo ingoia.

Salta giù dallo sgabello di scatto, barcolla, si aggrappa al bancone per non finire a terra. Si guarda intorno: sparito. Sarà al guardaroba. Lo trova di spalle, vorrebbe chiamarlo ma non ha un nome da urlare, così resta impalata a fissargli la schiena. “Ehi!” gli dice appena si volta. Non è lui. È un altro, con un nasone che non gli somiglia neanche. Giulia scuote la testa e si allontana senza guardare dove va.


Ci Sbatte Contro

Va a sbattere dritta contro un petto. Alza la testa per scusarsi e si blocca. È lui. Il suo lui, quello del bagno, dei baci, della scopata contro lo specchio, in piedi davanti a lei che sorride. Le ginocchia quasi le si piegano. “Ciao,” riesce a dire. “Ciao,” risponde lui coprendo appena il frastuono.

È con due amici ma non se li fila, prende Giulia per un braccio e la porta in un angolo più tranquillo, vicino ai divanetti. “Si può sapere dov’eri finita la settimana scorsa?” Lei cerca in fretta una scusa che non la faccia sembrare scema. “Le mie amiche mi hanno portata via prima che potessi salutarti.” Lui annuisce, ma si vede che della scusa non gliene frega niente. Guarda il suo corpo, la scollatura, le gambe.


Andiamo Via

“Cosa ci facciamo qui, dai, andiamo,” dice lui all’improvviso. Giulia non prova nemmeno a rispondere “ma”: pensa solo che va benissimo. Avvisa le amiche sbalordite (“Come sarebbe, sei stata tu a volerci venire a tutti i costi”), recupera il cappotto al guardaroba ed esce con lui nel gelo della notte. È mezzanotte passata. Lui la tiene per mano fino alla macchina e guidano verso casa sua.

Le parole di sua madre le rimbombano in testa: non accettare passaggi dagli sconosciuti. Lei sta accettando pure ospitalità. Ma non è uno sconosciuto vero, si dice, mentre pensa che da un’ubriaca non ci si può aspettare buon senso. Lui abita da solo in un loft con grandi finestre. Accende una candela bianca sul comodino, spegne il faretto, fa partire del jazz basso dallo stereo e torna da lei, ferma sulla soglia.


Il Vestito Nero

Lui le sfila il cappotto piano, lo appende, la fa sedere sul divano e le versa del vino rosso in un calice. Luci basse, musica di sottofondo, il bicchiere in mano. Si siede accanto a lei e comincia a baciarle il collo, fermandosi a sentirne il profumo. Giulia chiude gli occhi. Lui scende sulla spalla, le abbassa le spalline sottili del vestitino nero a sottoveste e trova il reggiseno di tulle nero, liscio, senza pizzo, completamente trasparente.

Si ferma a guardarlo nella penombra, poi si china e le bacia un seno ancora coperto, sopra la stoffa. Giulia appoggia il calice vuoto da qualche parte e finalmente lo tocca: lo abbraccia, gli affonda le dita nella schiena, gli tira fuori la camicia dai pantaloni senza strattonare. “Ehi,” gli sussurra a un certo punto, “dammi un bacio.” E lui la bacia, vorace, lunghissimo, mentre una mano gli scivola sotto il vestito.


Le Dita

Le infila le dita dentro lo slip di tulle e trova quella carne calda, gonfia, già bagnata. Le dita entrano senza nessuna fatica e Giulia ha un sussulto, gli morde il labbro. Mentre si fa baciare e toccare gli slaccia la camicia, gli passa le mani su tutto il petto, poi gli apre cintura e cerniera. Lui è lì, appena coperto dai boxer di seta, e lei glielo tira fuori all’aria.

Lo prende in mano: è grosso e durissimo. Ci passa sopra i polpastrelli piano, poi lo stringe deciso e comincia a segarglielo lento. Lui smette di baciarla, non di toccarla tra le cosce. Si guardano nel buio con gli occhi socchiusi. Poi di colpo lui si stacca, la prende per la vita e la stende sul letto a pancia in giù, e le si sdraia sopra pesante, muovendo il bacino contro il suo culo.


Dentro

Si sollevano insieme di pochi centimetri e lui le entra dentro in un movimento solo, senza spingere, senza intoppi. Restano fermi un secondo a sentirlo. Poi lui ricomincia a spingere, e lei è così calda e bagnata che gli va incontro ondeggiando il bacino sotto di lui.

La tiene stretta con un braccio intorno alla vita e con l’altra mano le arriva davanti, le lavora il clitoride mentre la scopa a ritmo. I sospiri di Giulia diventano gemiti, poi grida contro il cuscino. Non riesce a stare ferma, non riesce a stare zitta, e i muscoli le si contraggono da soli intorno al suo cazzo a ogni colpo.


Insieme

Viene con una contrazione lunga che parte dal basso e la scuote tutta, e nello stesso momento lui le viene dentro con un colpo secco. I loro versi si accavallano, rauco il suo, acuto il suo. Lui resta dentro ancora un po’, mentre tutti e due si calmano, il fiato corto contro il cuscino.

Poi le prende un ginocchio e glielo tira di lato, facendola crollare distesa sulle coperte, e le si sdraia accanto sfinito senza mollarla, un braccio ancora intorno alla vita. Giulia ha gli occhi spalancati. Non è più ubriaca adesso: è lucida, sobria, e fatica a credere che sia successo davvero. Lui le dice qualcosa piano all’orecchio e si addormenta.


L’Esame

Giulia sta per chiudere gli occhi anche lei quando le torna in mente il pensiero che ha accantonato tutta la sera: domani ha l’esame di anatomia. Sono le quattro del mattino e alle nove deve essere in facoltà. “Mi addormento in faccia al professore.” Si libera piano dall’abbraccio e comincia a vestirsi, a tentoni nel buio del loft.

I vestiti sono sparsi tra il divano e il letto e lei è carponi a cercarli. Non vuole di certo uscire con addosso la camicia di lui. Trova il vestito, la biancheria, si rimette tutto. Sta per sgattaiolare via con le scarpe in mano quando si ferma: adesso che l’ha ritrovato non se lo fa più scappare.


Il Foglietto

Cerca a tastoni un pezzo di carta e una penna, con la paura di rovesciare qualcosa e svegliare lui, che dorme profondamente. Trova un foglietto, pesca la penna dalla borsetta bestemmiando contro il casino che ci tiene dentro, e ci scrive nome e numero di telefono. Aggiunge “Chiamami” e attacca il foglio bene in vista sullo sportello del frigo.

Esce di soppiatto nel freddo della notte e digita sul cellulare il numero di un radiotaxi. Mentre aspetta sul marciapiede, tirandosi il cappotto sul vestito nero, si rende conto di una cosa. Anche stanotte, per la seconda volta, si è dimenticata di chiedergli come si chiama.

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