Ventidue Anni Insieme
Mi chiamo Davide, ho cinquantadue anni, lavoro in un ufficio pubblico, fisico nella media, un po’ di stempiatura e occhiali che porto da quando ero ragazzo. Elena ne ha quarantatré, il corpo leggermente segnato da due gravidanze ma ancora molto piacevole, sempre sorridente, il tipo di donna che non salta all’occhio a un primo sguardo ma che attira comunque parecchi apprezzamenti. Stiamo insieme da ventidue anni e chi ci conosce ci descrive come una coppia inseparabile, sia nella vita normale che a letto.
Elena mi ha sempre detto chiaramente che il sesso le piace, e io non sono da meno: lei mi ha sempre riconosciuto fantasia e una buona dotazione, e quella fantasia ci ha tenuti vivi in tutti questi anni. Lei di suo è sempre stata più passiva, lasciava che fossi io a proporre e si prestava volentieri a sperimentare. Nelle nostre fantasie a voce alta è sempre tornato lo stesso tema: giocare in tre o in quattro, lei al centro dell’attenzione di più uomini.
Finito l’orgasmo, però, tornavamo sempre alla stessa conclusione: una cosa sono le fantasie, un’altra la vita reale. Fuori dal letto Elena è una madre attenta e una moglie perfetta, e certi discorsi, fuori dal contesto, quasi la infastidiscono. Proprio questo contrasto mi stuzzicava: prima come semplice fantasia, poi come tarlo vero, la voglia di vederla davvero in una situazione del genere, anche solo per capire come avrebbe reagito.
Il Servizio in TV
Serviva solo l’occasione giusta, e arrivò una sera davanti alla televisione: un servizio raccontava il mondo dei locali per scambisti, coppie comuni che ogni tanto si concedevano una serata diversa in un club a tesseramento. Eravamo soli in salotto, così potemmo commentare tranquilli. “Io non ci riuscirei mai,” disse lei. “E se qualcuno ci riconoscesse?” Io risposi che nessuno ti obbliga a fare niente solo perché entri in un posto simile, e che forse valeva la pena sapere cosa succede davvero là dentro.
Quella sera, a letto, eravamo entrambi più svegli del solito. Fu lei, abbracciandomi, a tornare sull’argomento: “Ti piacerebbe davvero andare in un posto così? E se qualcuno mi corteggiasse?” Mi bastò sentirla dire quella frase per avere un’erezione immediata. Lei se ne accorse e cominciò a masturbarmi, io infilai una mano tra le sue gambe e trovai gli slip fradici. “Sembra che non sia il solo a cui piace l’idea,” le dissi, e lei rispose che solo pensarci la eccitava da matti, che io ero stato il suo unico uomo e che forse era ora di provare qualcosa di diverso.
Mentre parlava continuava a segarmi sempre più decisa, e con l’altra mano si toccava. Vederla fare quel gesto mi fece esplodere prima del previsto. “Sei già venuto? Allora dovrò proprio trovare qualcuno che mi soddisfi,” disse ridendo, mi passò un fazzoletto e se ne andò in bagno quasi senza guardarmi. Fu una sensazione nuova, quello scherno detto per gioco mi aveva dato un piacere diverso da tutto quello che conoscevo, e da lì si aprì per me una porta nuova.
Il Vestito Nero
Pensavo che sarebbe finita lì, uno di quei discorsi da dimenticare. Invece tre giorni dopo fu Elena stessa a riportare l’argomento a galla, in modo subdolo. Passeggiando davanti a una vetrina vide un vestitino nero corto, scollato, con due fasce di pizzo ai fianchi che di fatto impedivano di indossare l’intimo sotto. “Bel vestito, ma dove lo potrei mai portare uno così?” disse, e io risposi, ovviamente, che l’unico posto adatto era uno di quei locali visti in tv.
“Se me lo compri,” disse lei, “prometto che lo indosso e mi porti in uno di quei club, a due condizioni: che non succeda nulla e che sia lontano da casa, non vorrei essere riconosciuta.” Era strano: di solito ero io a proporre, questa volta il sasso nello stagno l’aveva lanciato lei. Accettai, dicendole che la conoscevo bene e che forse si sarebbe già dimenticata tutto entro pochi giorni.
Quella sera stessa Elena decise di provare il vestito nuovo. Entrò in salotto mentre guardavo la tv, e le stava benissimo. Fece una giravolta quasi da ragazzina: “Dici che conciata così qualcuno mi farà il filo?” Il punto sul “non deve succedere nulla” già scricchiolava, ma non lo dissi. Risposi invece che le mancava un bel paio di tacchi alti per slanciare le gambe e il sedere, e il gioco delle provocazioni riprese subito.
La Sega Sul Divano
“Quindi vuoi che qualcuno mi tocchi questo culo?” disse Elena, dandosi una sonora sculacciata da sola. “E se qualcuno allungasse la mano e scoprisse che sotto non porto niente?” Si sedette sulle mie gambe, mi spostò gli occhiali e cominciò a sfiorarmi il naso con fare civettuolo. “Se qualcuno allunga la mano,” risposi giocando al suo gioco, “trova una bella sorpresa.” Lei si inginocchiò tra le mie gambe e, con un tono improvvisamente più serio, mi chiese come avrei reagito davvero se qualcuno ci avesse provato.
Le risposi con altrettanta serietà: che in ventidue anni insieme, essendo stati l’uno la prima volta dell’altra, sapeva quanto fossi geloso, ma che quel suo provocarmi mi dava sensazioni contrastanti, un misto di gelosia e di voglia matta di vederla corteggiata da un altro. Aggiunsi che forse il nostro legame era abbastanza solido da reggere qualche piccola trasgressione. Lei cambiò di nuovo espressione, tornando maliziosa: “Il tuo amico laggiù sembra molto d’accordo con l’idea.”
Mi aprì la cerniera, tirò fuori il cazzo e cominciò un su e giù lento, guardandomi seria: “Quindi mi vedresti bene con un altro cazzo in mano, magari più grosso, o magari due, e tu staresti solo a guardare?” Il fiato mi si accorciava e il suo ritmo accelerava. Mi raccontò di aver letto un articolo su uomini che si eccitano vedendo la propria donna tra le braccia di un altro, definiti “bull” i maschi che se la prendono e “cuckold” i mariti. “Continua, ti prego,” le dissi, ed esplosi di nuovo, con degli spasmi che facevo fatica a controllare.
Lei rallentò il ritmo, guardandomi semiseria: “Guarda che roba, mi hai tutta impiastricciata,” e con un’espressione di scherno tornò in camera lasciandomi senza fiato.
Fabio del Forum
Quel nuovo lato di Elena mi stava stimolando da matti. Avrei voluto parlarne, mettere delle regole come sempre facevamo, ma capivo di non voler sapere in anticipo dove ci saremmo fermati: mi piaceva troppo l’idea di scoprirlo sul momento. Il giorno dopo ero già online a cercare un locale adatto, non troppo vicino, non troppo malfrequentato. Trovai un forum dove si discutevano questi posti, lasciai un commento chiedendo consigli e dopo poco mi rispose un utente di nome Fabio.
Mi consigliò un locale su una collina al confine con un’altra regione, a suo dire perfetto per una coppia alle prime armi. Disse che lo frequentava di tanto in tanto, che si divertiva sempre, non necessariamente facendo sesso ma conoscendo persone interessanti. Sembrava una persona educata, accettai il suo consiglio: il locale distava circa novanta chilometri da casa nostra. Dissi a Elena che avevo trovato il posto, quasi temendo un ripensamento, ma lei rispose solo: “Ottimo, allora vado a prendere le scarpe che mi mancano.” Ormai il treno era partito.
Scrissi a Fabio confermando la sera del sabato successivo, chiedendogli di farci un po’ da guida essendo la prima volta per noi, ma senza contare su di noi per eventuali giochi. “Tranquilli, so come comportarmi,” rispose lui.
Il Locale
Arriva il sabato e con lui l’agitazione, i dubbi, le domande. Sento Elena canticchiare in bagno, e quando esce pronta è splendida: il vestito le sta perfetto, le fasce di pizzo sui fianchi non lasciano intuire nessun intimo sotto, le scarpe nuove completano il look. Fa una mezza giravolta con le mani sui fianchi: “Pronto a vedere la tua mogliettina corteggiata?” “Pronto e già in tiro solo a guardarti,” rispondo. Il gioco è già cominciato.
In macchina parliamo poco. Il navigatore ci porta a un indirizzo che dall’esterno sembra un capannone anonimo, niente insegne. Suoniamo a un citofono illuminato, la serratura scatta e entriamo. Dentro l’atmosfera cambia di colpo: una donna dietro un bancone ci accoglie, chiede se siamo già stati lì, alla nostra risposta negativa ci fa compilare il tesseramento e consegnare un documento. Lasciato il cappotto di Elena al guardaroba, entriamo finalmente nel salone.
Ci saranno una decina di coppie e cinque o sei uomini soli. Sulla pista, una donna sui quarantacinque anni con un fisico invidiabile balla in modo sinuoso. Sembra, visto così, un locale comune. Ci avviciniamo al bancone senza sapere bene come funzioni la drink card, quando una voce alle nostre spalle ci salva: “Piacere, sono Fabio.” Mi presento, presento Elena, e lui le fa un baciamano elegante, sui quarantasette anni, moro brizzolato, fisico curato senza esagerazioni, giacca e camicia scura. Il tipo d’uomo che piace a chiunque, e infatti Elena, dopo quel baciamano, sembra già rapita.
La Parola Magica
Fabio ci offre da bere e ci porta a fare un giro del locale, mostrandoci gli angoli più bui e alcune stanze dove, a suo dire, più tardi succede di tutto. Ci sediamo in una zona appartata su due divanetti ad angolo: io su uno, Elena e Fabio sull’altro. “Cosa siete venuti a cercare qui stasera?” chiede lui. Elena risponde che non lo sanno bene neanche loro, che di recente hanno fantasie nuove ma ancora poco definite.
Fabio ci spiega, con un tono quasi da consulente, che questa fantasia è comune tra molti uomini: il piacere di vedere la propria compagna appagata da un altro, mentre lei trova nel bull un vigore che magari il partner storico, con gli anni, fatica a mantenere. Ci sono uomini a cui piace solo guardare, altri che amano essere anche umiliati, donne passive e donne che amano essere sfacciatamente dirette. “Solo le coppie molto unite riescono a farlo, perché non è facile confessarsi certe fantasie senza sentirsi giudicati,” dice.
Sento già qualcosa muoversi nei pantaloni. Fabio propone una regola: una parola di sicurezza, che se pronunciata da uno dei due ferma tutto all’istante. Scegliamo “millennio”. Non aspetta nemmeno la nostra conferma che già appoggia una mano sulla spalla di Elena, scende lungo la scollatura e trova il suo capezzolo scoperto sotto il vestito. “Se tocco un po’ questa bella tetta, tu che dici, Davide?” Io, con le farfalle nello stomaco, rispondo che è bellissimo vedere mia moglie lasciarsi toccare così, tranquilla.
Fabio comincia a baciarle il collo mentre continua ad accarezzarle il seno. Elena mi guarda fisso, io mi tocco sopra i pantaloni. “Tuo marito reagisce bene,” dice Fabio, “credo sia proprio portato a diventare cornuto.” “Lo credo anche io,” risponde lei, e volta la bocca verso la sua in un bacio lungo che per un attimo mi ruba il gioco degli sguardi. La mano di Fabio risale sotto l’orlo del vestito fino al pube: “Tua moglie è bagnatissima, mi sa che si divertirà a cornificarti,” e comincia a masturbarla piano. Mi tiro fuori il cazzo senza quasi accorgermene.
“Digli di menarselo pure, ma che non si azzardi a venire troppo presto,” dice Fabio a Elena, “so come va a finire, dopo lui non gioca più.” Elena, quasi preoccupata: “Hai sentito, Davide? Non fare al solito.” Anche Fabio si tira fuori il cazzo e guida la mano di lei verso quel pezzo di carne. Elena sussulta al contatto, gli scappa un “complimenti” sussurrato. Proprio in quel momento un’altra coppia entra nella zona e ci interrompe, con grande delusione di Elena.
A Casa di Fabio
Fabio, colto l’imbarazzo del momento, propone di finire la serata a casa sua, a pochi minuti da lì. Eccitati come siamo, in quel momento avremmo detto sì anche se fosse stata dall’altra parte della provincia. Usciamo, e Fabio propone che Elena salga con lui mentre io li seguo con la mia auto. Lei accetta subito, io mi adeguo. Dietro di loro, cerco di capire dai movimenti nell’abitacolo se stia succedendo qualcosa, ma sembra solo che stiano parlando.
Arrivati, scopro il tema di quella conversazione: “Io ed Elena abbiamo deciso di passare alla fase due,” dice Fabio, “lei ha qualche dubbio, io credo di aver capito la tua indole. Vedremo chi di noi due ha ragione. Le regole restano le stesse, basta la parola magica.” Entriamo in una villetta arredata con gusto. Fabio ci prepara un drink e, porgendomelo, chiede: “Elena in macchina mi diceva che duri poco a letto, è vero?” Rispondo di sì, che sono troppo cerebrale e arrivo sempre troppo presto. Elena annuisce sorridendo, come se fossi sotto processo.
Fabio alza il vestito di Elena, scoprendo la sua figa quasi rasata per l’occasione. “Questa è una figa che reclama cazzo, guarda quanto è bagnata, e tu la accontenti per cinque minuti?” Invece di sentirmi umiliato, mi si indurisce ancora di più, e comincio a toccarmi sopra i pantaloni. “Visto, Elena? È proprio della categoria che dicevo io. Stasera farà tutto quello che gli diciamo, vedrai che la parolina non la userà.”
Il Pompino
“Elena, tiralo fuori e fagli vedere a tuo marito com’è fatto un cazzo vero.” Lei obbedisce, si abbassa i pantaloni e dagli slip tira fuori un cazzo lungo circa venti centimetri, spesso, di un colore ambrato acceso. “Guarda come lo fissa tuo marito, secondo me è anche un po’ frocetto,” dice Fabio. Elena, guardandomi: “È vero, Davide? Ti piacerebbe averlo in bocca o in culo? Intanto me lo prendo io, guarda come si fa,” e comincia un pompino lento, appassionato.
Fabio mi guarda con aria di sfida mentre mi masturbo, Elena gira gli occhi ogni tanto per controllarmi. Quella scena me l’ero immaginata cento volte, ma viverla davvero è diverso. Devo fermarmi più volte per non venire troppo presto. A un certo punto Elena si stacca: “Vediamo se davvero mio marito vuole diventare cornuto.” “Certo che sì,” dice Fabio, “vieni qui, Davide, metti tua moglie a pecora e preparala con la lingua per la monta.”
Obbedisco, con i pantaloni alle caviglie mi avvicino, giro Elena a pancia in giù sul bracciolo del divano e comincio a leccarla, non l’avevo mai trovata così bagnata. Le tengo le natiche aperte con le mani. Poi Fabio mi ordina di spostarmi, e in ginocchio vedo passare davanti alla mia faccia un cazzo durissimo che si appoggia alla figa di Elena e scivola dentro senza sforzo. Comincia a muoversi avanti e indietro a pochi centimetri dal mio viso, ed Elena ansima: “Guarda come si scopa una vera donna, guarda e impara.”
Guarda e Impara
Fabio sfila il cazzo e mi ordina di ripulirlo, “questa vacca mi sta lavando tutto, è così bagnata che non sento neanche l’attrito.” Comincio a leccare tra le gambe di Elena, l’interno delle cosce, poi su suo comando anche dietro. Elena, rivolta a Fabio: “Facciamogli ripulire anche il tuo cazzone, dici che dice la parolina?” “Io dico di no,” risponde lui, e avvicina il cazzo alla mia bocca fino a farmi forzare le labbra. Resisto un secondo, poi cedo. Sento quella presenza estranea quasi fino in gola, un moto di rigetto immediato, poi passa e comincia un lento avanti e indietro.
“Avevi ragione, Fabio, mio marito è proprio un cornuto, e pure un po’ frocio, chi l’avrebbe mai detto,” dice Elena, prendendomi per i capelli e dettando lei il ritmo. Mi trovo lì, in ginocchio a succhiare il cazzo di uno sconosciuto conosciuto da poche ore, mentre mia moglie usa parole che non le avevo mai sentito dire, e sto godendo come un pazzo di tutto questo.
Fabio mi ferma: “Basta, ora mettiti lì a guardare come si scopa una donna vera. Menatelo pure ma non venire, o ti giuro che te lo faccio pagare.” Mi siedo su una poltrona mentre Fabio gira Elena sul divano, gambe completamente aperte, esposta e bagnata. Lei mi guarda un attimo, abbozza un mezzo sorriso, poi Fabio le si posiziona davanti, impugna le sue caviglie e comincia a spingere, prima lento e potente, poi sempre più veloce. Elena butta la testa da un lato all’altro, i suoi gemiti seguono il ritmo degli impatti.
“Direi che l’esperimento su tuo marito è riuscito,” dice Fabio senza rallentare, “adesso vediamo fino a dove arrivi tu. Vale anche per te la parola magica, se vuoi che smetta.” Elena non riesce nemmeno a rispondere, testa all’indietro, un orgasmo già passato e il respiro sempre più corto verso il prossimo. Fabio le afferra i seni, li stringe con forza, lei alza la testa come per fermarlo e lui le sputa in faccia, poi le spalma lo sputo sulle guance con la mano. “Sei la mia troia, faccio quello che voglio. Apri la bocca.”
Elena, invece di ribellarsi, sembra eccitarsi ancora di più. Apre la bocca, arriva un secondo sputo che Fabio le spalma in gola con due dita, lei quasi conati, ma resiste. Lui la gira a pecora e riprende a scoparla da dietro, una mano nei capelli a tirarla verso di sé, l’altra che ogni tanto lascia partire uno schiaffo sulla natica. “Bella coppia stasera, un cornuto nato e una gran troia, e non sento la parola liberatoria da nessuna delle due parti,” dice, e continua.
Il Getto
Dopo l’ennesimo orgasmo di Elena, Fabio decide che può bastare così. Le ordina di sdraiarsi sul pavimento e masturbarsi davanti a lui. Lei obbedisce, gambe piegate e aperte, una mano sulla figa e l’altra sui capezzoli. Fabio si mette davanti a lei, il cazzo in mano come un’arma puntata, e parte un getto che non è sperma ma urina. Il getto colpisce la figa di Elena, che alla sensazione accelera il ritmo delle dita.
Fabio dirige il getto prima sulla pancia, poi di nuovo sulla figa, poi su tette e viso. Elena, invece di fermarsi, continua a toccarsi furiosamente fino a un orgasmo violento, quasi convulso, che la lascia a terra con il fiato cortissimo. “Vedi, cornuto? Avevo ragione, tua moglie è una gran troia. Potrei prenderla anche dietro ma per stasera può bastare. Manca solo un’ultima cosa. Vieni qui.”
Fabio mi mette in mano il suo cazzo e mi ordina di masturbarlo, ancora sopra il corpo di Elena, immobile a terra, bagnata di urina con quell’odore acre nell’aria. Obbedisco, e con l’altra mano mi masturbo, faticando a coordinare i due movimenti. “Elena,” dice Fabio, “quindi avevo ragione io su tuo marito?” “Sì,” risponde lei, “Davide è proprio un cornuto nato, e io ho bisogno di uomini veri. Da stasera cambia tutto tra noi, quello che ho provato non lo avevo mai nemmeno sognato.”
Accelero il ritmo sulla mano di Fabio, lo sento irrigidirsi e schizzare sperma sul petto e sulla pancia di Elena. Io, finalmente, vengo anche io, indirizzando tutto sulla sua faccia. Dopo tanto trattenermi, è una vera liberazione.
Pulisci Con La Lingua
“Guarda che casino hai fatto,” dice Elena, “adesso pulisci tutto, ma con la lingua.” Penso stia scherzando, ma vedendo che esito ripete secca: “Ti conviene farlo subito.” Per un attimo penso alla parola magica, ma vederla così trasformata mi eccita troppo. Mi abbasso, con Fabio che mi guarda incuriosito, e comincio a leccare quel misto di urina e sperma, titubante all’inizio, poi sempre più convinto nel mio nuovo ruolo. Risalgo dalla figa alla pancia, dal seno fino alla bocca, e lì ci baciamo a lungo, sussurrandoci un “grazie” reciproco.
Fabio ci lascia soli per andare a farsi una doccia, e più tardi ci laviamo anche noi, per poi ritrovarci tutti e tre in soggiorno con un ultimo bicchiere. “Allora, vi è piaciuto?” chiede lui. “Credo di sì, altrimenti avreste fermato tutto molto prima.” Elena risponde che sì, che ci ha fatto scoprire lati di noi che non conoscevamo, e che è stata una serata pazzesca, da ripetere, anche se non subito. Aggiungo che aveva ragione sulla nostra indole, che ora torniamo alla vita normale ma con una consapevolezza in più, e che lo ricontatteremo quando avremo voglia di rigiocare.
Fabio alza il bicchiere: “Alla coppia più porca che abbia mai conosciuto, ed era la prima volta che giocavano. Un consiglio: il piacere va centellinato, questo è un gioco da fare ogni tanto. Se volete, vi presento qualche amico bull, uno anche bisessuale, così ce n’è anche per Davide.” E scoppia a ridere.
Verso Casa
In macchina, sulla strada di ritorno, sentiamo entrambi qualcosa di strano: la sensazione di essere più legati di prima. Ci siamo tolti una maschera, oppure ne abbiamo indossata una nuova che resterà lì, pronta per la prossima volta? Nessuno dei due lo dice ad alta voce, ma nessuno dei due ha nemmeno voglia di dare una risposta definitiva.








