Orgione comunista al centro sociale

Il Concerto

Ci vai per il concerto, un sabato di fine settembre, un centro sociale occupato alla periferia della città con un cortile pieno di gente e un palco improvvisato. Ti ci porta un’amica che conosce il giro, birra in mano, musica alta, cemento sotto i piedi. Dopo il live la gente non se ne va: si sparge tra i corridoi interni, tra una sala proiezioni e un bar improvvisato con le luci rosse. L’aria sa di fumo e di qualcosa che non è solo tabacco.

Un tipo con la giacca di pelle ti offre da bere senza chiedere niente in cambio, si chiama Rik, capelli rasati ai lati, tatuaggi fin sul collo. Chiacchierate appoggiati al muro, vicini, e lui ti tocca il braccio ogni volta che ride a qualcosa che dici. A un certo punto ti chiede se vuoi vedere una stanza “più tranquilla” sul retro. Sai benissimo cosa significa quella frase, e ci vai lo stesso.


La Stanza Sul Retro

La stanza è piccola, materassi buttati per terra, luce bassa da una lampada rossa in un angolo, e non siete soli: altre tre persone già lì, due ragazze e un uomo, seduti vicini, che vi guardano entrare senza smettere di parlare tra loro. Nessuno fa domande, nessuno chiede permessi formali: è chiaro cosa sia quella stanza e chi ci entra sa già a cosa va incontro.

Rik ti si siede accanto sul materasso e ti bacia senza tante premesse, una mano già sulla tua coscia. Rispondi al bacio, e con la coda dell’occhio vedi una delle due ragazze, more, capelli corti, che si avvicina e ti passa una mano tra i capelli da dietro. “Ti spiace se restiamo a guardare, per ora?” ti chiede lei all’orecchio. Scuoti la testa. Non ti spiace affatto.


Le Mani Che Si Moltiplicano

Rik ti sfila la maglietta mentre la ragazza dietro di te ti slaccia il reggiseno con due dita, veloce, come se lo avesse fatto cento volte. Ti ritrovi nuda dal petto in su in mezzo a sconosciuti, e invece di vergognarti ti viene solo più caldo. Rik ti prende un seno in bocca, lei ti bacia il collo da dietro, le sue mani che scendono lungo la pancia fino ai jeans.

L’altro uomo nella stanza, più in disparte finora, si avvicina e ti guarda con un sorriso senza fretta: “Non fatevi problemi per me,” dice, e comincia a spogliarsi da solo, seduto sul materasso a fianco. La seconda ragazza si mette a baciarlo, mano già dentro i suoi boxer. In pochi minuti la stanza intera si muove sullo stesso ritmo, corpi che si toccano senza chiedere permesso ogni volta.


Al Centro

Rik ti sfila i jeans e le mutandine insieme, in un solo movimento, e ti stende sul materasso mentre la ragazza dai capelli corti ti si mette sopra la testa, le gambe aperte sul tuo viso. Capisci al volo cosa vuole senza che debba dirtelo. La lecchi mentre Rik ti apre le gambe e scende con la bocca su di te, e per un attimo perdi il conto di quante mani ti stanno toccando insieme.

Gemi dentro la fica della ragazza, che si struscia contro la tua lingua sempre più decisa, mentre Rik ti lavora con due dita e la lingua insieme, un ritmo che ti fa venire più in fretta di quanto ti aspettassi. Nessuno rallenta per farti riprendere fiato. La ragazza viene contro la tua bocca con un gemito soffocato, si sposta di lato, e Rik ne approfitta per risalire e infilartelo dentro senza aspettare oltre.


In Quattro

Ti scopa a ritmo deciso, una mano sul tuo fianco, mentre la ragazza mora si sdraia accanto a voi e ti bacia, la sua lingua che sa ancora di te. Dall’altra parte della stanza l’uomo penetra la seconda ragazza a pecora, e i due ritmi si mescolano nell’aria insieme ai gemiti, un unico rumore che riempie la stanza piccola. Non c’è imbarazzo, non c’è silenzio: solo corpi che si usano a vicenda senza fermarsi a chiedere permesso.

A un certo punto Rik si stacca e ti passa letteralmente all’uomo, che si avvicina senza fretta e ti chiede solo un cenno con lo sguardo prima di prenderti da dietro, mentre tu finisci di leccare la ragazza mora che ti si struscia ancora contro la faccia. Cambiate posizione due, tre volte, in un turbinio di mani, bocche e corpi che smettono di appartenere a una sola persona alla volta.


L’Ultimo Giro

Rik torna a scoparti da davanti mentre l’uomo, dietro di lui, si fa segare dalla seconda ragazza guardando la scena. Senti che stai per venire di nuovo, e questa volta non ti trattieni: vieni con un gemito lungo che si perde nella musica bassa che filtra dal corridoio. Rik segue poco dopo, tirandosi fuori all’ultimo e venendoti sulla pancia, il fiato corto, gli occhi ancora fissi nei tuoi.

L’uomo finisce sulla schiena della ragazza mora, che ride e si lascia cadere di fianco al materasso, sfinita. Restate tutti e cinque lì, mezzi vestiti, sudati, senza fretta di alzarvi, mentre fuori dalla porta la musica del centro sociale continua come se niente fosse. Qualcuno accende una sigaretta e la fa girare, e nessuno commenta quello che è appena successo, come se fosse la cosa più normale del sabato sera.


Fuori Dalla Stanza

Ti rivesti tra i corpi ancora sdraiati, ritrovi le scarpe sotto il materasso di qualcun altro, e quando esci nel corridoio l’aria fredda ti sveglia del tutto. La tua amica ti trova al bar improvvisato, ti guarda i capelli scompigliati e non fa domande, si limita a sorridere e a passarti una birra. “Bel concerto,” dice solo, con un tono che ti fa capire che ha capito benissimo dove sei stata.

Prima di uscire dal cancello del centro sociale, Rik ti raggiunge nel cortile, ti scrive il suo numero su un pezzo di cartone strappato da un volantino, senza troppi discorsi. “Il prossimo evento è tra due settimane,” dice, “stessa stanza, se ti va.” Te lo metti in tasca senza rispondere subito, e mentre te ne vai nella notte non sai ancora se tornerai, ma sai già che ci pensi tutta la settimana.

La storia continua: Orgione comunista al centro sociale pt.2

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