Il Patto Libero
Con Elena, 58 anni, ti vedi da quattro mesi. Funziona così: lei ha chiuso un matrimonio lungo vent’anni e ora si gode un uomo più giovane senza etichette, tu hai 44 anni e nessuna voglia di legami. Scopate quando capita, poi ognuno torna a casa propria. Nessuna gelosia, nessuna promessa. È l’accordo perfetto, e per mesi ti basta.
Ogni pomeriggio, quando il lavoro te lo permette, vai allo stabilimento balneare vicino casa tua, sulla costa. Alle 15:30 sei già steso al sole con un libro che non leggi mai davvero, più interessato ai discorsi della gente intorno che alle pagine. È lì, un martedì di luglio, che senti per la prima volta le due ragazze al lettino accanto.
Voci in Spiaggia
Sono le 16:10. Le due, sui vent’anni, parlano a bassa voce ma il vento porta ogni parola fino a te. Una delle due — capelli castani, un fisico morbido ma un viso che ti fa alzare gli occhi dal libro, e un décolleté che il costume a triangolo fatica a contenere — si lamenta del fidanzato. “Dura due minuti e neanche mi vuole leccare,” dice, la voce bassa per la frustrazione.
L’amica, più magra e più diretta, alza gli occhi al cielo. “Sono tutti uguali, Sara. Parlano bene finché non devono davvero mettersi in ginocchio.” Poi abbassa la voce, pensando che il vento copra le parole: “Chissà se quello lì la lecca, alla sua donna.” Ti guarda di sfuggita, e tu capisci che sta parlando di te.
Non riesci a trattenere una risata. Ti giri verso di loro e rispondi, tranquillo: “Leccarla è una delle cose che mi piace di più al mondo.” Sara diventa rossa e resta zitta, imbarazzata. L’amica invece — si chiama Giulia, lo scoprirai dopo — sorride larga e ribatte: “Beata la tua donna, allora.” La conversazione finisce lì, ma qualcosa è già cambiato nell’aria.
La Battuta che Cambia Tutto
Nei giorni seguenti le incroci spesso. Alle 15:45 di giovedì le vedi sussurrare e ridacchiare guardando dalla tua parte, poi distogliere lo sguardo appena le noti. Venerdì, alle 16:00, Giulia non c’è. Sara è sola, distesa sul lettino, gli occhiali da sole a coprirle metà del viso. Ti avvicini con la scusa di prendere il sole più vicino al bagnasciuga.
“Oggi niente rinforzi?” le chiedi, sedendoti sul lettino accanto. Lei ride, si toglie gli occhiali. “Giulia lavora. E comunque, scusa per l’altro giorno.” Le dici che non c’è nulla di cui scusarsi, che era solo la verità. Parlate per venti minuti — del suo ragazzo, di come sia diventata una relazione stanca, di come Giulia continui a dirle di lasciarlo.
“Se non ti fa stare bene, lascialo,” le dici semplice. Lei sospira, gioca con un lembo del telo mare. “Ci sto pensando. Ho solo 24 anni, voglio anche divertirmi un po’, no?” Tu annuisci, serio. “Ti capisco benissimo. Io ne ho 44 e ho ancora tutta l’intenzione di divertirmi.” Lei ti guarda sorpresa. “Pensavo fossi sposato, o almeno fidanzato.” “Nessun legame,” rispondi. “Solo una donna, più grande di me, divorziata. Niente cuori, solo piacere.” “È quello che ci vorrebbe anche a me,” dice lei, quasi sottovoce. Quando vi salutate con un bacio sulla guancia, il tuo cazzo si indurisce all’istante, e speri che lei non se ne accorga.
Il Contatto Che Non Mente
Due giorni dopo, martedì, sei quasi pronto ad andartene quando arriva lei, sola, alle 17:20. “Ancora da sola oggi?” le dici per scherzo. “Se vuoi ti faccio compagnia.” Lei sorride e si siede. “Sai una cosa? Mi sono lasciata col mio ragazzo, finalmente.” Tu alzi un sopracciglio. “Se non sono troppo vecchio per te, mi prenoto io.” Lei ride forte. “Chissà.”
Parlate ancora per mezz’ora, il sole che cala lento sull’acqua. Quando è ora di andare, lei si alza per salutarti con un bacio sulla guancia, come sempre. Ma questa volta, mentre si avvicina, il suo corpo sbatte contro il tuo cazzo già duro — ci pensavi da quando ti aveva detto della rottura. Lei non dice nulla, fa finta di niente, ti abbraccia un secondo di più del necessario e se ne va con un sorriso che significa tutto.
Passano altri tre giorni. Venerdì alle 16:30 la trovi già in acqua, e fai qualche vasca al suo fianco. Restate a parlare vicini, i corpi che si sfiorano sotto la superficie. Lei ti dice che deve andare, si avvicina per il solito bacio — e tu, che da minuti pensi a quelle tette schiacciate contro il tuo petto, sei di nuovo duro. Lei bacia, sente, e stavolta non finge. “Allora l’altro giorno non era un caso,” dice, guardandoti dritto negli occhi prima di uscire dall’acqua.
La Telefonata
Esci anche tu, ti fai una doccia veloce nello spogliatoio e la aspetti fuori, alle 17:00. Le lasci il tuo numero su un foglietto. “Mi piaci molto, Sara. Se vuoi divertirti un po’, chiamami.” Lei prende il foglietto senza dire nulla, ma il sorriso che ti lancia mentre se ne va parla chiaro.
Passano due ore. Alle 19:15 il telefono squilla. È lei. “Abiti da solo?” chiede senza troppi preamboli. “Sì,” rispondi. “Che ne dici se prendo due pizze e vengo da te?” “Perfetto,” le dici, e le dai l’indirizzo. Mezz’ora dopo, alle 19:50, suonano al citofono. Apri la porta e lei è lì, una borsa in mano e un sorriso nervoso. Chiude la porta dietro di sé. “E le pizze?” chiedi per scherzo. “Se hai fame,” dice lei, avvicinandosi, “puoi assaggiare me.”
Il Sapore del Desiderio
Non serve altro. La spogli lì, in piedi nell’ingresso, e la porti sul divano. Il suo corpo è esattamente come lo immaginavi — morbido, caldo, con quel seno pieno che ti fa perdere la testa. Ti inginocchi tra le sue gambe e cominci a leccarla, lentamente all’inizio. È completamente depilata, il sapore è denso e buono, e ogni gemito che le esce dalla bocca ti spinge a insistere più a fondo.
Le sollevi le gambe sulle tue spalle e continui, alternando la lingua tra la fica e il culo, sentendola tremare ogni volta che trovi il punto giusto. “Oddio, non si ferma mai nessuno così,” dice lei tra un respiro e l’altro. Godi del suo piacere per più di mezz’ora, la senti venire almeno tre volte, il corpo che si inarca ogni volta di più. Solo quando la sua voce si spezza in un gemito lungo ti fermi, ti alzi, indossi il preservativo e la penetri lentamente, guardandola negli occhi mentre entri.
“Cazzo, che bel cazzo che hai,” ansima lei, le mani che ti afferrano la schiena. La scopi con ritmo crescente, il seno che rimbalza a ogni spinta, e tu senti che non durerai a lungo — non con quella vista sotto di te. Dopo un quarto d’ora circa vieni, il corpo teso, un gemito basso che ti esce dalla gola mentre affondi un’ultima volta dentro di lei.
Cavalcata al Tramonto
Ti siedi accanto a lei sul divano, ti togli il preservativo, il respiro ancora corto. Lei è raggiante. “Non avevo mai goduto così,” ti confessa, la testa appoggiata alla tua spalla. Poi ti racconta che ha perso la verginità solo un anno prima, con quel ragazzo che pensava fosse quello giusto, e che tra loro non è mai scattato davvero niente — né l’amore, né il sesso vero.
“Ti va di farlo ancora?” chiede lei dopo un minuto di silenzio, gli occhi che brillano. “Ovviamente,” rispondi, e per tutta risposta lei ti bacia in bocca, la mano che scende subito sul tuo cazzo, già pronto a indurirsi di nuovo. Ti fa un pompino lento, gli occhi puntati sui tuoi, poi ti fa indossare un nuovo preservativo e ti sale sopra, le ginocchia ai lati dei tuoi fianchi.
Ti cavalca lentamente all’inizio, poi sempre più veloce, le sue tette che rimbalzano a un centimetro dal tuo viso. Le afferri, le baci, le succhi i capezzoli mentre lei si muove sopra di te, e per mezz’ora buona non fate altro che questo — baciarvi, muovervi, guardarvi. Lei viene altre due volte, il corpo che si contrae intorno al tuo cazzo, prima che anche tu esploda dentro di lei con un ultimo colpo di reni.
Ancora Una Volta
Alle 21:40 lei va in bagno a rinfrescarsi, e tu ne approfitti per fare lo stesso. Quando tornate in salotto, la butti di nuovo sul divano e ti rimetti tra le sue gambe, la lingua che ricomincia a lavorare su di lei. Lecchi finché non è lei stessa a fermarti, ridendo, le mani tra i tuoi capelli. “Basta, basta, ti prego.”
Ti rialzi, indossi un terzo preservativo. Lei ti guarda incredula. “Ma come, ancora? Non sono abituata, tesoro.” “Se continui a frequentarmi,” le dici sorridendo, “ci farai l’abitudine.” E la penetri di nuovo, questa volta lentamente, guardandola negli occhi mentre lei si scioglie sotto di te un’ultima volta prima di crollare, esausta e felice, tra le tue braccia.
Dopo Quella Sera
Da quella sera, tu e Sara vi vedete altre volte. Un paio di notti resta a dormire da te, e le prime tre volte non sono mai bastate — con lei non si fermano mai. Elena continua a farne parte, libera come sempre, senza gelosie né domande. E Sara, quella ragazza che allo stabilimento si lamentava di un fidanzato che non sapeva leccarla, ora sa esattamente cosa aspettarsi da un uomo che invece lo sa fare benissimo.











