Il Citofono
Aspetti un pacco da tre giorni e finalmente, un martedì mattina, citofona il corriere. Sei ancora in accappatoio, i capelli bagnati dalla doccia. Apri senza pensarci, tanto è solo da firmare. Lo vedi salire le scale con lo scanner in mano, maglietta aderente, braccia piene, sui trent’anni. Ti guarda un secondo di troppo mentre ti porge il palmare. “Firma qui”, dice, e tu firmi con lo sguardo basso sul suo avambraccio.
“Bell’accappatoio”, dice lui, mezzo sorriso. Alzi gli occhi e lo guardi dritto: “Bella consegna,” rispondi, e non stai parlando del pacco. Lui appoggia lo scatolone contro lo stipite invece di dartelo, come se avesse deciso in quel momento che non se ne va ancora. “Hai altro da firmare?” chiedi. “Dipende cosa mi offri in cambio della firma veloce,” risponde, e tu apri la porta un altro po’.
Sull’Uscio
Non perdi tempo a fare la finta tonta. Gli metti una mano sul petto e lo tiri dentro, chiudendo la porta con un piede. Lui lascia cadere lo scanner sulla consolle dell’ingresso e ti prende per la vita, baciandoti forte, la lingua subito dentro. Tu gli sciogli la cintura dei pantaloni da lavoro mentre lui ti apre l’accappatoio con uno strattone, senza cerimonie. Sei nuda sotto, e lui se ne accorge subito.
“Cazzo,” dice, guardandoti il seno, e ti stringe un capezzolo tra due dita mentre con l’altra mano ti infila due dita dentro senza preavviso. Sei già bagnata, gli viene facile. Gemi contro la sua bocca e gli tiri fuori il cazzo dai boxer: duro, grosso, caldo in mano. Lo sega due volte, veloce, e lui ti blocca il polso. “Se continui così vengo qui nell’ingresso,” dice, “e voglio prima venire dentro di te.”
Contro La Porta
Ti gira e ti appoggia le mani contro la porta d’ingresso, ancora chiusa, il legno freddo sotto i palmi. Ti alza una gamba con una mano, ti apre da dietro e ti entra dentro con un colpo secco, senza preservativo, senza chiedere, e tu non lo fermi perché lo vuoi esattamente così. “Piano”, dici, e lui rallenta un secondo prima di riprendere a spingere, più forte, tenendoti per i fianchi.
Il rumore dei fianchi che sbattono riempie l’ingresso, insieme ai tuoi gemiti che cerchi di tenere bassi per i vicini e non ci riesci del tutto. Lui ti allunga una mano davanti, ti stuzzica il clitoride mentre continua a scoparti da dietro, e tu vieni in fretta, stringendoti intorno a lui con un gemito che ti esce dalla gola senza permesso. Lui non si ferma, accelera ancora, il fiato corto sul tuo collo.
A Pecora Sul Tappeto
Ti stacchi dalla porta e ti metti a quattro zampe sul tappeto dell’ingresso, voltandoti a guardarlo. “Vieni”, gli dici, ed è tutto quello che serve dire. Lui si inginocchia dietro di te, ti afferra i fianchi e rientra tutto in un colpo, più veloce di prima, il rumore secco della pelle a ogni spinta. Ti tira i capelli con una mano, non troppo forte, quanto basta per farti alzare la schiena.
“Dimmi che ti piace”, dice, e tu glielo dici, senza fartelo ripetere due volte, con parole che di solito non usi a voce alta. Lui ride, soddisfatto, e cambia ritmo, più lento e profondo, poi di nuovo veloce. Senti che sta per venire dal modo in cui gli trema la presa sui tuoi fianchi. “Fuori,” gli dici, e lui si sfila giusto in tempo, venendoti sulla schiena con un gemito basso, quasi un ringhio.
Il Pacco Rimane Lì
Resti ferma un secondo con le braccia che tremano, poi ti giri a sedere sul tappeto, ridendo mentre lui si tira su i pantaloni goffamente, ancora senza fiato. Ti passa uno strofinaccio dalla cucina, senza chiedere dove sia, come se conoscesse già casa tua. Ti pulisci la schiena mentre lui recupera lo scanner caduto sulla consolle e ti guarda, ancora scarmigliata, ancora nuda, seduta per terra nel tuo ingresso.
“Devo farti firmare di nuovo”, dice, “lo scanner si è spento.” Ridi e firmi sul palmare con il dito, ancora senza vestiti. Prima di andarsene ti lascia il pacco vicino alla porta, ma resta un secondo di troppo sulla soglia. “Ho altre due consegne in questa via oggi pomeriggio”, dice. “Torno se serve firmare qualcos’altro.” Chiudi la porta dietro di lui, guardi il pacco ancora sigillato per terra e non hai nessuna fretta di aprirlo.












